L'editoriale dell'Elefantino, lettera dal tour elettorale
Non ho bisogno di spot

Proiettando su di me il loro modo di ragionare, alcuni commentatori benpensanti hanno scritto e detto che le violenze di cui sono bersaglio hanno l’effetto di uno spot elettorale per la lista pazza contro l’aborto e per la vita. Mi dispiace che circoli questa stupidaggine, questa volgarità degna di una campagna elettorale e di un discorso pubblico in cui emergono da settimane segni evidenti di rimbambimento intellettuale e di ottusità morale e culturale.
Potrei moltiplicare per cento in un attimo gli effetti speciali elettorali della violenza che si riversa contro i miei discorsi mitemente ratzingeriani sulla scomparsa del buonumore e sulla brutalizzazione manipolativa della vita umana nel nostro tempo. Mi basterebbe, visto che non conosco la paura fisica, uscire dalle porte principali dei teatri in cui parlo, espormi con atteggiamento tenorile all’odio ideologico e farmi bastonare per bene. Un po’ di sangue, lo spot perfetto nella mentalità meschina e ricattatoria di certi osservatori democratici e antifascisti. Invece a me non piace il vittimismo, che è cosa diversa dal porgere l’altra guancia, e a parte un paio di pomodori rispediti ai mittenti cerco un pertugio per evitare incidenti più gravi, e collaboro con le forze dell’ordine. Io non ho odio verso le ragazzine, i ragazzini e i maschietti adulti che non sanno quello che fanno e che si fanno. Io penso che il nostro mondo laico occidentale è impazzito, fuori controllo. Penso che è impazzita Miriam Mafai, quando scrive che la mia campagna per la libera scelta contro l’aborto, l’eugenetica e la strage delle bambine in Asia spinge le donne alla pratica dell’aborto clandestino e le offende come donne. Penso che è impazzita di infelicità Lietta Tornabuoni quando scrive che il corpo di Juno sta sotto “gli occhi di pervertiti” che godono a vedere la “deformità” della sua libera gravidanza. Penso che Obama è un maghetto esorcista africano, indegno di fare il presidente degli Stati Uniti, quando dice che non è giusto “punire con un bimbo” una ragazza incorsa nell’incidente dell’amore.
Penso che l’aborto di massa indifferente è un tabù e un totem ideologico di tempi violenti e scristianizzati, una parola chiave che perfino i miei candidati esitano a pronunciare con qualche salutare e amorevole mancanza di rispetto. Penso che l’abitudine alla morte in pancia vada combattuta senza quartiere, e che questa rivolta contro il nuovo totalitarismo culturale è perfino più importante del futuro di Alitalia, di Pizza e della mozzarella di bufala. Questo è il mio spot, e me ne frego dei pomodori.
P.S. Un abbraccio a sua eccellenza il vescovo Luigi Negri. Gli voglio bene.
Ferrara, Giuliano. Nato a Roma il 7 gennaio del ’52 da genitori iscritti al partito comunista dal ’42, partigiani combattenti senza orgogli luciferini né retoriche combattentistiche. Famiglia di tradizioni liberali per parte di padre, il nonno Mario era un noto avvocato e pubblicista (editorialista del Mondo di Mario Pannunzio e del Corriere della Sera) che difese gli antifascisti davanti al Tribunale Speciale per la sicurezza dello Stato.
